La casa dagli oggetti che parlano

La casa dagli oggetti che parlano

 (un racconto originale di Patty)

La poltrona maliziosa

          Ho sentito mrs Moore dire che bisognerà disfarsi di me;magari depositarmi nel solaio accanto ai mobili vecchi. Mi sono vista abbandonata e ricoperta dalla polvere, e ho provato un brivido d’apprensione. Sono certa, che mr Moore potrebbe  restarne contrariato, poiché  godo del privilegio di essere la sua poltrona preferita. Forse è proprio per questo che mrs Moore si é sbilanciata  con l’amica Betty affermando  cose che non avrà mai il coraggio di attuare.

         Del resto, ogni sera, quando mr Moore rientra dal lavoro, subito dopo essersi sbarazzato della giacca o del cappotto, dipende da ciò che il tempo gli ha richiesto, la seconda cosa che fa è di sprofondare tra le mie curve che lo accolgono morbide. Trovata la posizione giusta, inizia con lo sguardo a controllare che tutto sia a posto. Non parliamo di punti e virgole che pure hanno una loro importanza, ma di decimi di millesimi di molecole di polvere che vagano arbitrarie – a suo giudizio – nell’aria. Terminata la perlustrazione, che di solito lo soddisfa, mr Moore concede la propria attenzione a mrs Moore mentre si muove leggiadra; e lei,  ogni qualvolta gli passa accanto, non trascura di allungargli  un buffetto amorevole sulla nuca; ho capito che si tratta di uno dei loro modi insoliti di comunicare.

        Mr Moore, appagato dalle coccole delle due donne di casa, i buffetti di mrs Moore e la voluttà procurata dal contatto con il mio tessuto, sembra non volersi più muovere. Il che mi ha fatto giungere alla conclusione che sia proprio questa la motivazione  per cui mrs Moore ha deciso di eliminarmi: la gelosia.

       Io però, come ogni amante dotata di una certa intelligenza e capacità strategica, mi sento sicura – per il momento – del mio ruolo di “preferita”, non fosse altro perché nel tempo ho imparato a conoscerlo molto bene, e so che per mr Moore ci vogliono anni prima che un oggetto si adegui alle esigenze del suo stile.  Non riesco proprio a immaginarmelo a contatto con una di quelle poltrone moderne, magari in pelle colorata, definite ergonomiche da qualche folle designer, che, resa arrogante come tutte le starlet prive di talento,  pensa di potermi sostituire. Anche tavolino e sacca  da golf mi hanno rassicurata, confermandomi che non corro pericolo.

“ Mr Moore non è un soggetto da colpi di testa” hanno affermato all’unisono.

     Libreria, che è la più colta e si vanta di conoscere meglio di tutti i gusti del padrone, definisce mr Moore “uno snob” che ama permettersi qualche piccola stravaganza, tra cui la possibilità di fare uso  della metafisica della semplicità,  di chi gli sta accanto. Pare che questa sia la sua più segreta perversione, potersi far beffa, nel  piccolo universo famigliare, dell’ipocrisia del mondo borghese da cui proviene.  Pur non potendone fare a meno, lo considera falso  e banale. A dire il vero,  non ho capito bene il senso del discorso di libreria ma sono certa  che dall’alto della sua saggezza volesse rassicurarmi.

     Quando mrs Moore si accorge che il poggiatesta ricoperto di pizzo si è leggermente scostato dall’onda scura dei capelli di mr Moore, con delicatezza, come solo lei sa fare, lo raddrizza, godendo del sorriso di gratitudine che le viene rivolto. I Moore  si amano veramente, credetemi. Non è cosa da poco incontrare persone che si capiscano al volo come loro due sanno fare. Lo posso giurare, alzando un bracciolo, sono testimone ogni sera del loro colloquiare anche attraverso silenzi dorati.

Specchio delle mie brame

         Ogni sera arriva il momento in cui mrs Moore guarda la sua immagine riflessa, e, ogni volta io sono fiero della mia superficie liscia che l’accoglie per restituirgliela tale e quale. Non c’è niente di più appagante del porgere  omaggio ad una donna che ama la propria bellezza.

     Come una geisha mrs Moore fa tesoro del proprio volto affilato e pallido,  simile a un fiore di ciliegio, o a un diamante  prezioso incastonato nella cornice dorata dei capelli.

Sul marmo poggiato innanzi a me ha stipato centinaia di barattoli e bottigliette profumate, e come ogni geisha suole fare, ogni sera li apre a uno a uno.  Cosparge il viso con uno strato di olio profumato, su cui stende una crema dal colore rosato e termina con un velo di cerone. Lo applica anche sul collo e parte del seno fino ai capezzoli, piccoli puntini bruni in tutto quel chiarore.

     Per compiere il rito serale  mrs Moore ama indossare un kimono di seta dai colori intrecciati, in sintonia con le stagioni; intanto mr Moore aspetta paziente che lei esca, e medita sulla fortuna di avere accanto una donna che incarna quell’ideale femminile che molti ritengono – obsoleto – Lui invece l’adora.

      Anche mr Moore si cura con lozioni e creme. Il suo è un tocco diverso, attento e risoluto. Usa il contenuto dei flaconi con distaccata maestria, mentre pensa ad altro, forse a ciò che dovrà fare, e io sono solo un mezzo  per riordinare  i suoi pensieri.

Mi sono accorto che uscendo dalla stanza da bagno lasciano entrambi dietro di sé una scia di umori umani misti ad alchimie che rendono magica l’atmosfera.

Il caminetto democratico

        Quando i vetri sono resi opachi dal freddo e  Mr Moore esce sull’ampio terrazzo, a cui si accede dal salone per rientrare con le braccia cariche di legna,  è tempo per me di uscire dal letargo. Sono un caminetto antico e so che mr Moore mi è grato perché accendermi è uno dei  pochi compiti che mrs Moore gli concede in casa.

.      Dapprima si destreggia con il mio amico attizzatoio, come se stesso  tirando di scherma, smuove le ceneri su cui poggiare i rami secchi e consuma cerini borbottando. Allora capisco che devo intervenire per toglierlo dall’imbarazzo, lasciandogli però l’illusione di aver fatto tutto da solo.  Il calore delle fiamme si diffonde veloce  e li avvolge mentre seduti sul divano si stringono e si  affrettano a raccontarsi della giornata trascorsa che li ha costretti a stare lontani per qualche ora.  Negli ultimi tempi mi sono accorto che mr Moore è molto più attento e rivolgendosi a lei assume un  tono tenero e protettivo, Non capisco cosa sia intervenuto, ma ogni tanto le accarezza il ventre e poi sento che parlano di una nascita. Femmina o maschio, non si capisce cosa sarà, ma a loro non interessa, tanto l’ameranno comunque. Mi sfugge chi sia l’oggetto di questo amore incondizionato. Spero che l’ospite arrivi durante l’inverno, vorrei conoscerlo. Sono curioso di sapere come prenderà il fatto che la sua vita sia stata programmata prima ancora della sua nascita. Mi è parsa una mancanza di rispetto, una terribile intrusione, una violenza ingiusta. Che ci posso fare.  Anche se dissento, ho imparato a conoscere le incongruenze degli umani. Mi vanto di essere un caminetto tollerante e democratico, e così continuo a scoppiettare, lo faccio per  i Moore perché li amo e li rispetto nonostante e per le loro fragilità.

 

La tavola imbandita

         Sono la regina del salotto le mie forme robuste ma armoniose dominano al centro della stanza, e attorno me si raccolgono gli ospiti. Una domenica al mese, la sera, mrs Moore, si dedica con la massima attenzione, alla mia vestizione ,o meglio con più cura del solito. A proposito mi presento, sono “la tavola” Dopo avermi coperta con una tovaglia di fiandra dai colori sofisticati, mi addobba con le porcellane più belle, le posate d’argento e il servizio di bicchieri di cristallo. Al centro pone una composizione floreale, ogni volta diversa e realizzata con i fiori di stagione. Accanto ai piatti piccole tazze colme d’acqua profumata emanano un profumo di  essenze delicate – un tocco di classe tipico della mia padrona –

Per l’occasione lei indossa un abbigliamento discreto, acconcia i capelli in una lunga coda lasciando libero l’ovale del viso e adorna le orecchie con due perline; solo un po’ di rosso sulle labbra carnose.

Ogni volta, come se fosse la prima,  mr Moore accoglie l’impegno dimostrato con sorpresa.

       Ai convenevoli brevi segue un  aperitivo e dopo tutti  siedono  e al mio cospetto per dare  inizio allo show.

L’idea che mi sono fatta  dei genitori di mr Moore é che il padre debba aver trascorso molto  tempo fuori casa e, grazie al suo lavoro, non abbia mai fatto mancare nulla a moglie e figli (tranne che la sua presenza). E’ un uomo serio, tutto d’un pezzo, magari un po’ noioso. Da giovane gli piaceva il mondo  militare e volentieri avrebbe abbracciato la carriera. Nora, invece, la madre, é una donna di poche parole, ma non timida. Sposatasi ancora ragazza, a sentire lei è capace di fare tutto, in casa naturalmente, perché quello è il posto che spetta alla donna. Organizzare la vita domestica, afferma, é un lavoro in cui l’uomo non dovrebbe mai mettere mano.

Al marito non l’ho mai sentita rimproverare nulla, ma sono certa che a volte pensa che sia stato troppo duro nell’educare i figli. Lei però non avendo proposte alternative a quella rigidità militare ha preferito tacere.

Pur riverendo il marito, non sembra che lo ami con la stessa intensità che sento fluire tra mrs e mr Moore. Lo ammira, ma quando lui si assenta per lavoro si sente finalmente libera, di sognare.

        Le chiacchiere in queste occasioni sono molte, ma a tre. Madre, padre e figlio parlano del più e del meno, senza alcuna convinzione per far si che la serata volga al termine. Mrs Moore intanto si alza da tavola in continuazione , per dare seguito alle portate: Sa benissimo che nessuno baderà a lei.

Finalmente giunge l’ultimo minuto dell’ultimo atto della commedia, – i commiati – . Gli attori come sempre sono stati bravi, ognuno ha rispettato il proprio  ruolo ricordando perfettamente le battute. Mi auguro che un giorno un bravo sceneggiatore inserisca in questo copione ormai stantio un pizzico di vivacità, una  qualche buona modifica: almeno per rispetto della cara mrs Moore – la vera e unica protagonista -.

Il materasso, un complice discreto

       Sono stupito, di come, poltrona, specchio, sacca da golf, libreria e tavola parlano dei Moore. Io non riconosco la descrizione che ne fanno, soprattutto dopo quello che ho visto accadere sopra e attorno a me. Credo che se i miei amici potessero assistere a certe performances resterebbero allibiti.

       Questo deve restare un segreto tra me e i Moore, una delle mie qualità é la discrezione. L’unica confidenza a cui posso lasciarmi andare é che ho capito che loro due sanno amarsi in modi diversi e molteplici: quando si rincorrono per la stanza per strapparsi gli abiti ridendo, quando senza inibizioni mostrano  l’uno all’altra la propria follia amorosa, e urlano parole irripetibili o sussurrano nenie amorose. Senza paura di rendersi ridicoli lasciano cadere la maschera, per consegnarsi del tutto vulnerabili nelle mani dell’altro.

Capisco perché mr Moore non potrebbe più vivere senza la donna che l’ha introdotto al mistero dell’erotismo senza limiti.

Mentre li accolgo discreto, ogni volta arrossisco, ma dal piacere di essere loro complice e mentre loro appagati si addormentano, il mondo fuori continua a pulsare fregandosene della loro momentanea latitanza.

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