Racconto “il caso Sofia Bettini” capitolo 2

Il caso Sofia Bettini

Capitolo 2

              Per Carla il dovere veniva prima di ogni cosa; dopo essere salita sul vecchio pick- up di appartenenza allo studio, si recò alla Nuova Stampa, e ritirato il libro di famiglia degli Archetti, commissionato dal notaio ad un ghostwriter del bresciano, cambiò destinazione. Abbandonata l’idea di un pasto frugale prese la strada che portava da Donna Caterina, l’anziana donna con cui aveva fatto amicizia appena arrivata in Franciacorta.

Il casale di Donna Caterina era sulla strada, in via di Basso Castello, protetto da un grande cancello. Appena suonato, come sempre due volte il clacson, non  dovette aspettare molto, il ferro arrugginito iniziò a cigolare segno che in casa  avevano sentito il suo arrivo.

Lasciato il pick up sotto una delle piante fiorite che facevano del cortile un luogo ameno, si avviò verso il lungo porticato, e come sempre trovò donna Caterina seduta nella grossa e unica poltrona reclinabile, con il rosario in mano, mentre recitava  una delle  centinaia di Ave Maria quotidiane.

“ Cosa fa qui la  mis..cetta, è un po’ che non venivi a salutarmi.”

“ Ha ragione, Donna Caterina, ma il lavoro dal notaio è tanto, e io devo abituarmi.”

“Te ghe resun, brava, non deluderlo e vedrai che Dio vede e provvede. “

Carla sedutasi di fronte all’anziana pensava intanto a come introdurre l’argomento, non sapendo se era utile mantenere il segreto professionale o se c’era la minima possibilità di chiedere informazioni, e  alla fine:

“ Donna Caterina, lei sa che il mio notaio si occupa di eredità; ecco, vede, insomma, vorrei che restasse tra di noi, ma oggi abbiamo ricevuto una lettera da parte di una certa Sofia Bettini.”  Non fece in tempo a terminare la frase

“ Ma che te diset, la Sofia Bettini l’e morta, non ricordo neanche quanto tempo fa, so che la mi Lilia l’era piccinina.”

“ Sembra impossibile, ma è così. Anche il notaio ha dato fuori di matto, forse all’inizio pensava a uno scherzo, ma la lettera arriva da uno studio di Ginevra, uno dei più quotati, e non si scampa, c’è tanto di timbro e firma. “

“ O Signore Santo, che storia, e allora cosa la voret sta Sofia, dopo che è sparita da una vita.”

“ Ormai è morta davvero, e lascia un’eredità ai discendenti della sua  famiglia, i Bettini. – Donna Caterina ora aveva preso un’aria pensierosa, e i suoi occhi si erano fatti più attenti, quasi a voler risolvere attraverso la forza delle pupille vigili il quesito seguente.”

“ Chissà dove sono finiti, quella era una famiglia disgraziata, il padre l’è mort di cirrosi, la madre di fatica e stenti, e le figlie poco alla volta se ne sono andate, sparite anche loro nel nulla, delle poco di buono.”

“Donna Caterina, la prego non parli così!”

“ La me szetta, te se troppo buna, sperem che te vada tut ben che te lo meriti.”

“ Grazie, ma adesso,  io so che lei conosce tutto e tutti, ecco vede: io vorrei sapere qualcosa di più della Sofia Bettini e delle condizioni che l’hanno portata a far finta di morire, perché a questo punto è chiaro che la sua morte è stata una messa in scena.”

“ Già, le propri vera. Dunque, cosa ti posso dire. Intanto, sappi che era una famiglia poverissima, che più poveri di così non si può. Dove adesso c’è quel ristorante, che non mi ricordo neanche il nome “

        “ Sì, lo conosco, lo Sparviere del Malaguti “

“ Bene,tesoro, sai più cose tu di me. Allora, lì c’era tutto deserto – ghera nessun, solo delle baracche  di legno, anzi una catapecchia, circondata da erbacce, cotte e bruciate dal sole.  La casupola era grande né più né meno di un vecchio capanno da caccia. Mi ricordo che davanti, vicino alla porta dì entrata c’erano delle vecchie sedie sfondate con quel poco di paglia che restava coperto di muffa. La casa era soffocata da rampicanti secchi che sembravano serpenti addormentati.  L’unica finestra aveva, come tenda,  un giornale ingiallito dal tempo. Ho reso l’idea della miseria in cui vivevano. In paese la chiamavamo “la casa dell’orrore”, giravano delle chiacchiere, cara la me tusa, minga de rid.”

       Carla provò a immaginare la casupola, i campi che la circondavano e intanto vedeva sul piazzale antistante le  bambine che cercavano di giocare, punte  da erbacce e ortiche. Ma il dolore non bastava a coprire le urla provenienti dall’interno della casa, la voce gonfia di alcol  del Bettini che imprecava contro la moglie, colpevole di non aver procurato altro vino o cibo a sufficienza.

“ La gnara, la Sofia” continuò Donna Caterina, “ti stringeva il cuore vedere come arrancava dietro alle sorelle, quanto ci teneva a stare al passo con loro. Franca, la più grande che le comandava era quella che la umiliava più di tutte, le faceva il verso imitandone la camminata. Lei zitta mandava giù senza dir nulla. Che carattere – ho pensato una volta – dopo aver assistito ad una delle scena, che dignità per una tusetta, questa è una ragazza che farà strada mi sono detta. Invece…come sai è successo quel che è successo. Una disgrazia che ancora non mi so dare pace.”

Per la seconda volta in quella giornata, a Carla salirono le lacrime agli occhi, ma riuscì a controllarsi. Donna Caterina anche se se n’era accorta seppe far finta di niente,  e intuito l’interesse della giovane amica, le suggerì alla fine:

“ Senti, io non so più degli altri, ma c’è qualcuno che molto più di me si è avvicinato ai Bettini. Hai mai sentito parlare del vecchio Venturelli?”

       “ Veramente no. E chi sarebbe?”

“ Ah il Venturelli, , le un bel tom. Un uomo affascinate ai suoi tempi, che ne ha fatto fuori di pollastrelle. Anche un uomo intelligente, che ha messo in piedi fior di  attività, facendo la fortuna sua e dei figli. Ma i figli non sono mai riconoscenti, così quando non è più stato in grado di dirigere, l’hanno messo all’angolo come carne da macello andata a male. Pare abbia avuto un ictus, e da allora non si è più ripreso. La moglie, invece di curarlo, gli ha sputato addosso tutto il veleno delle corna subite, e non ti dico altro. Comunque lui adesso vive in una stanzetta dietro la fabbrica, e se vuoi puoi andare a trovarlo. Gli farà piacere ricordare i vecchi tempi e gli amori con le sorelle Bettini. “

       “Ma io posso presentarmi così senza avvisare?”

“ Non so neanche come potresti avvertirlo della visita”  Donna Caterina cominciò a dare segni di stanchezza. “ Diciamo insieme due Ave Marie e dopo vai che aspetto gente.”

Recitarono sotto voce, anzi, fu l’anziana a recitare. Intanto, Carla si appuntò il nome Venturelli, ripromettendosi di andare a trovarlo quanto prima.

Quando fu in macchina, Carla si lanciò per le stradine di Franciacorta circondate da filari di vite assaporando a fondo la bellezza dei luoghi.

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